Tasting the world - a spasso nella gastronomia italiana e mondiale

L’acino – al quadrilatero romano un grappolo di bontà

In Torino on ottobre 27, 2008 at 5:57 pm

23 Ottobre 2008

Quella sera decisi di accogliere nel mio appartamento, nei pressi del centro di Torino, un ragazzo belga in viaggio di piacere in Italia, che sarebbe ripartito il giorno seguente per la sua città. Era la prima volta che mi decidevo a partecipare ad uno scambio culturale, ero timorosa, ma tranquillizzata dal gran numero di referenze positive che il giovane Jo aveva ottenuto a seguito dei suoi tanti viaggi in giro per l’Europa.

Jo si era messo in contatto con me tramite il sito www.couchsurfing.com, una community di persone che desiderano espandere i propri orizzonti ed aprirsi al mondo, conoscendo luoghi nuovi, surfando il divano di altri membri in tutto il mondo e, a loro volta, offrendo ospitalità gratuita a chi ne avesse il desiderio.

Dopo un giro a piedi per la città, mostrando le meraviglie della Torino che si accende al crepuscolo, decidemmo di fare una sosta in un ristorante per assaggiare le bontà della cucina locale. Optai per un locale che avevo già conosciuto qualche mese prima e dal quale ero rimasta colpita per l’ottima selezione di vini e per le delizie che lo chef offriva. Ci trovarono subito un tavolo nonostante non avessimo prenotato (il locale è sempre colmo per cui è meglio riservare un tavolo per non rimanere a bocca asciutta).

Il locale in questione si chiama L’acino, è un ristorante vineria nel cuore del quadrilatero romano, una sorta di quartiere latino in Torino.

Ecco l’indirizzo preciso:

L’acino

Via S. Domenico, 2
10122 Torino (TO)
011 5217077

Mi trovai a dover consigliare Jo per la scelta dei piatti da degustare. Mi comunicò di essere appassionato di carne, quindi non ebbi alcun dubbio: per lui del Vitello Tonnato e del Brasato al Roero del 2004 con patate. Usciti dal ristorante mi confessò di aver temuto che la salsa tonnata non gli sarebbe piaciuta, in quanto, solitamente, non ama le salse diverse da quelle cucinate in Belgio, ma appena provato il connubio tra carne e salsa al tonno, si è dovuto ricredere. Ha apprezzato ogni cosa tanto da non riuscire nemmeno a conversare mentre assaporava il piatto.

Personalmente, ho deciso di ordinare un menù senza carne, preferendo i formaggi, classico ingrediente della cucina piemontese. L’antipasto fu quasi una rivelazione. Scelsi una mousse al Castelmagno (formaggio tipico piemontese, poco conosciuto al di fuori della regione, decisamente costoso) con miele e composta ai fichi. L’abbinamento del dolce della marmellata al sapore deciso del Castelmagno mi accarezzò il palato e mi fece provare un’emozione che volli far continuare il più a lungo possibile, assaporando lentamente ogni boccone. E’ indescrivibile la bontà di quel piatto, consiglio caldamente di andarlo a provare.

Successivamente scelsi degli agnolotti ripieni di formaggio di capra, conditi con burro e salvia, anch’essi molto buoni, dal sapore deciso la pasta ripiena, classico il condimento.

Dal menù è anche possibile scegliere altre prelibatezze della cucina piemontese. In particolare consiglio alcuni piatti che assaggiai con la mia dolce metà la prima volta che conobbi l’Acino: il flan di peperoni con bagna caoda, l’antipasto misto chiamato “il verde” che presenta alcune delle specialità locali alla salsa verde (la speciale salsa al prezzemolo) tra cui le acciughe e gli agnolotti al brasato con sugo d’arrosto.

Il nostro pasto fu accompagnato da un cesto di grissini che Jo non aveva mai visto e che apprezzò molto, fui entusiasta di spiegargli la loro origine torinese ed il loro ottimo ruolo di sostitutivi del pane.

Bevemmo un’ottima bottiglia di Dolcetto d’Alba del 2007.

Una menzione particolare al servizio, facemmo presente il fatto di avere poco tempo e fummo accontentati senza alcuna obiezione.

Il conto, gentilmente pagato da Jo, è stato di 50 euro.

Jo mi raccontò di aver creduto che gli italiani mangiassero solo pizza e lasagne, dal momento che i suoi ospiti nelle altre città italiane gli fecero credere fosse così. Sperimentò la buona cucina italiana solo a Torino e, senza falsa modestia, grazie alla sottoscritta.

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